Oggi come oggi non possiamo più affermare di non essere al corrente di quanto il mondo della moda sia ancora una delle cause principali dello sfruttamento degli animali. Volenti o nolenti, sarà capitato a tutte noi di leggere un articolo o vedere un video sui social dove centinaia di associazioni animaliste mostrano la crudele realtà degli allevamenti di visoni, o di come vengono uccisi le volpi e altri animali esotici. Forse ci inorridiamo di più quando si tratta di cani e gatti perché nel mondo occidentale li abbiamo etichettati come animali da compagnia, da affezione.

In realtà, non ci fermiamo qui, la lista è lunga; esistono gli animali da carne, da latte, da caccia, da corsa, quelli da lana….insomma un range completo di attività tutte al servizio dell’essere umano. L’uomo è molto abile a creare  astute strategie e sovrastrutture concettuali per poter giustificare le sue azioni sbagliate; così da avere la coscienza pulita.

 

Ogni nostra azione quotidiana ha un impatto significativo sull’ambiente e sulla natura. Se quando decidiamo di comprarci un piumino non pensiamo solo all’estetica e al colore che va di moda in quella stagione, ma valutiamo anche il materiale con cui è stato fatto, da dove arriva, da CHI arriva, potremmo scoprire cose interessanti come:

  • ci sono moltissime alternative cruelty free con costi per tutte le tasche. Se siete delle neofite su questo tema e non conoscete alcun brand, basta inserire su google Key Word come: Cruelty Free, Vegan, Organic e Sustainable Clothing. Instagram è un’ottima fonte di informazioni, vi si aprirà un mondo!
  • Dietro ai brand di abbigliamento più conosciuti (e alcuni considerati anche di lusso) si cela a volte una qualità scadente dei materiali e del confezionamento, quest’ultimo esternalizzato in paesi dove la manodopera è a basso costo e le condizioni di lavoro degli operai sono ben sotto i livelli di standard legali. Il risultato finale per il consumatore è quello di acquistare : materiale scadente, male confezionato, ma con un bellissimo LOGO applicato che dovrebbe giustificare un costo che solitamente è 10 volte il reale valore del prodotto.

Su questo secondo punto, vorrei aprire una parentesi di approfondimento. Come conferma anche la Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) da alcuni anni si è imposto  sul mercato il fenomeno del FAST FASHION. I capi di vestiario e gli accessori hanno vita brevissima. La creazione del vestiario risponde a una strategia commerciale ben precisa con lo scopo di stimolare l’acquisto e il consumo nel settore dell’ abbigliamento, sviluppando sempre nuove e diverse tendenze nella moda facilmente fruibili in termini di costo.

I motivi del successo del Fast Fashion consistono nella riduzione dei tempi di produzione e nella “capacità di interpretare i gusti del consumatore” se non, addirittura, indirizzarli. Il mantenimento di un prezzo basso ha comportato, come evidenziavo prima, delle conseguenze in termini soprattutto di sicurezza. Nel sistema, infatti, è frequente l’ uso di manodopera  in paesi economicamente depressi, privi di garanzie salariali, con inevitabile pregiudizio della dignità e della salute del lavoratore. È tristemente noto il crollo, del Rana Plaza, un palazzo di nove piani con moltissimi laboratori di manifattura tessile, a Dacca, nel Bangladesh durante il quale morirono ben 1.129 persone, avvenuto nel 2013.

  • Ci si sente benissimo quando si è consapevoli di essere belle senza avere indossato la pelle di nessuno, senza avere causato la morte di un essere che voleva vivere quanto noi, e senza aver contribuito allo sfruttamento di persone meno fortunate di noi. Io penso sia tutta una questione di karma e di energia positiva, tema molto importante e complesso a cui dedicherò il mio prossimo articolo.
  • Indossando marchi meno noti e convenzionali non solo si aiutano le piccolo aziende e gli artigiani a non estinguersi, ma riuscite con più facilità a crearvi uno stile che vi appartiene e vi contraddistingue, abbandonate il mondo del Fast Fashion e optate per piccole boutique e mercatini vintage, non sbaglierete!

Spero di aver scatenato in voi lettrici la voglia di dubitare della moda veloce e cheap. Controllare le etichette, informatevi sulla provenienza di quello che acquistate e fate scelte consapevoli. Così facendo, sarete artefici della vostra immagine, che sarà positiva, unica e soprattutto Etica!